Dolore senza risposta ( By Galicious )
Reflexiones

Dolore senza risposta ( Duelo sin respuesta )

El pasado 31 de Marzo publiqué Duelo sin respuesta , un artículo en el que hacia constar las dificultades por las que estábamos pasando con la burocracia cubana y española. Han pasado casi dos meses desde que Carlos nos dejó, y seguimos esperando por sus pertenencias y por la documentación que nos tienen que enviar desde Cuba, que por lo visto y vivido es un país de otra galaxia , donde ni los sentimientos ni la eficacia ni la seriedad tienen cabida.

Entre las muchas muestras de cariño que estamos recibiendo por parte de los buenos amigos , una muy especial ,Francesca Maruffi, ha traducido ese post a inglés ( click aquí para la versión en inglés )   y a italiano. Para darle voz a esta situación.

Quiero darte las gracias Francesca, por dejar un trocito de tu corazón en Galicious.

Y antes de la traducción, sus emotivas palabras a modo de sentido homenaje.

“Lui mi diceva sempre che, se un giorno da anziana fossi rimasta da sola, saremmo andati a vivere insieme in una casetta da qualche parte, cosicché nessuno dei due sarebbe rimasto solo. Lo diceva per tranquillizzarmi perché sapeva quanto mi facesse paura la solitudine. E invece lui è andato via prima di me. E la prima cosa che ti chiedi è perché? poi pensi alla sua famiglia e al dolore infinito che loro sono costretti a vivere, inimmaginabile ed incolmabile. Traduco questo articolo scritto dalla cognata di un mio caro amico scomparso in un misterioso incidente in macchina a Cuba. Le ho chiesto il permesso prima di farlo e lei mi ha detto di sì. Il loro dolore non è ovviamente consolabile in nessun modo, ma forse far sapere a tutto il mondo quanto sia crudele, cinica e cattiva la burocrazia può aiutare a gettare un granello di sabbia nel deserto. Ma tanti granelli di sabbia forse possono aiutare a fare qualcosa” Francesca Maruffi

 

 DOLORE SENZA RISPOSTA

Sono dovuti passare quindici giorni per poter seppellire Carlos. Il dolore, il cordoglio, il senso di smarrimento e lo strappo nell’anima che ci è stato fatto è indescrivibile. La battaglia, però, non è ancora finita. Dobbiamo continuare a lottare per capire che cosa sia successo in quell’incidente e dove siano i suoi oggetti più cari e i suoi vestiti. Nessuno ci risponde.
Dopo aver smosso il mondo, dopo aver bussato ad ogni porta e nonostante l’assoluta noncuranza della burocrazia, dei consolati e delle ambasciate e di molte compagnie aeree, siamo riusciti a dargli sepoltura, dopo ben quindici giorni da quella fatidica telefonata, che è arrivata un giorno dopo dalla sua morte.

E’ arrivato a Lugo di notte, sotto la neve.

E il funerale è stato il 23 marzo, un giorno di neve, pioggia torrenziale e raggi di sole che venivano e andavano. E’ sempre stato speciale Carlos e lo è stato fino all’ultimo saluto.

Voglio ringraziare tutti coloro che sono stati al nostro fianco, per l’aiuto ed il supporto. Voglio ringraziare coloro che hanno provato a darci forza e che hanno pianto con noi: famiglia, amici, colleghi, capi….tutti. Grazie, di cuore.

Grazie Ana e Melu de Acaso Lugo. Grazie. Siamo distrutti e abbiamo incontrato due persone come voi; tanto care, dolci e disponibili ad aiutarci in tutto, non abbiamo parole per ringraziarvi per il modo in cui ci siete stati vicini, sempre con il sorriso e con una parola affettuosa.

Il dolore comincia ora.

Fino ad ora abbiamo vissuto la prima parte dell’inferno: l’impatto con la morte, i giorni di attesa per poter riavere almeno il corpo del nostro amato, l’incertezza e il funerale. Ed è questo il momento in cui normalmente si deve piano piano imparare a vivere con un pezzo dei cuore in meno. A noi questo non è permesso. Dobbiamo continuare a lottare, ad ingoiare il dolore, a lottare per sapere che cosa è successo quel maledetto giorno. Sappiamo solo che è stato un incidente in macchina e dobbiamo lottare per riavere le sue cose. Lui è tornato, sì, ma non le sue cose, quelle che portava con sé, il suo telefono con le ultime fotografie, i suoi inconfondibili occhiali da pilota, i suoi vestiti, le chiavi di casa, i documenti. Non sappiamo nulla.

Oltre al triste processo burocratico che accompagna questi momenti terribili, dobbiamo combattere contro il qualunquismo e la passività di tutti gli enti e di tutte le organizzazioni che sono responsabili di tutto ciò. Sono passati quattro giorni dalla mia ultima email senza risposta. VOGLIAMO SAPERE PER POTER RIPOSARE E PROVARE A CICATRIZZARE QUESTA FERITA COSI’ SANGUINANTE.

Dal 23 marzo, lo stesso giorno della sepoltura di Carlos, non abbiamo più avuto notizia da nessun Consolato. Se davvero stiano facendo qualche cosa per investigare su quanto successo, davvero non lo sappiamo. Come del resto nessuno del Consolato o di qualsiasi altra autorità, ci ha avvertiti quando è successo l’incidente. E’ STATO L’AMICO DI CARLOS, CHE VIAGGIAVA CON LUI, DA UN LETTO DI OSPEDALE, A FARSI FORZA E A CHIAMARCI PER DARCI LA TERRIBILE NOTIZIA. Ci ha detto di chiamare NOI le autorità.

SONO STATA IO a dover chiamare l’ Hospital Provincial di Matanzas. E, solo dopo tante grida e dopo tanto insistere, sono riuscire a sapere, dalla terza persona che mi passavano al telefono, che “il mio familiare era morto in un incidente”. E l’Ambasciata? e il Consolato? Se avessimo dovuto aspettare che ce lo comunicassero, forse staremmo ancora aspettando.

Ieri sera sono andata a messa nella cattedrale di Lugo e abbiamo pregato per lui. Chissà che serva a qualcosa, nonostante lui non possa ascoltarci. Quando siamo usciti ci ha assalito un vento gelido e una forte pioggia. Il cielo era arrabbiato come me, come tutti. E anziché placarsi la mia rabbia ed il mio dolore aumentano sempre di più, ogni ora.

Non capisco l’insensibilità umana e la mancanza di empatia dei consolati di entrambi i paesi. E’ incomprensibile per me che loro non capiscano quanto per noi sia NECESSARIO SAPERE. Non è umano che mantengano una famiglia strozzata dal dolore, sospesa nell’incertezza, a sistemare carte e ad aspettare ore davanti al telefono. Vogliamo sapere cosa e’ successo e riavere le cose di Carlos. O forse, essendo il tutto successo a Cuba, dobbiamo pensare, come già molti fanno, che tutto sia andato perso, non solo le cose, ma anche la verità?

Pensiamo che le Ambasciate e i Consolati esistano per difendere i nostri diritti e per aiutarci, se ci succede qualcosa quando viaggiamo. Beh, non sembra sia così. Continuo a pensare la stessa cosa che gli ho scritto. E loro si “lamentano” di quello che diciamo e pensiamo di loro. Beh, se vogliono che noi cambiamo idea, allora iniziano a fare qualcosa, a dimostrare che sono là per qualche motivo.

Previous Post Next Post

Deja tu comentario

¡Gracias!

Uso de cookies

Este sitio web utiliza cookies para que usted tenga la mejor experiencia de usuario. Si continúa navegando está dando su consentimiento para la aceptación de las mencionadas cookies y la aceptación de nuestra política de cookies, pinche el enlace para mayor información

ACEPTAR